FESTIVAL TEATRO TRANSGENDER
INCONTRANS-STABILE
Presenta
La compagnia teatrale INCONTRANS-STABILE è attiva sin dal 1998 sul tema legato alla problematica dell’Identità di Genere, utilizzando testi di opere classiche di grandi autori, conosciuti(e) e sconosciuti(e) come Euripide, Eschilo, Sofocles, Seneca, Racine, W. Shakespeare e tanti altri, le cui opere ed il cui pensiero appaiono ancora estremamente attuali.
L’equilibrio tra il corpo e la mente è fondamentale per costruire la propria “identità di genere”: quando questo non avviene, per questione naturale, è necessario adeguare l’identità fisica alla identità psichica.
Il racconto mitologico del “Minotauro” serve di spunto per informare e sensibilizzare attraverso l’arte e la cultura sulle problematiche delle persone con il disagio dell’identità de genere, sia a livello personale che sociale.
“Asterione, non è un mostro. Egli è il mostro che giace dentro ciascuno di noi”.
La struttura narrativa si sviluppa per strade inconsuete. Solo alla fine si intuisce che la casa di Asterione è il labirinto del Minotauro, come in un gioco di specchi… perché l’identità è sfumata: troppo comodo attribuire le colpe, individuare il colpevole. A chi appartiene la colpa? Non certo ad Asterione Mostro-Minotauro che, anzi, cerca la propria identità ed il fine della propria esistenza.
Quale altro è il problema dell’esistenza, dell’identità personale, se non questo?
Ognuno è “monstrum” per il fatto stesso di esser “singolo”, e ogni sforzo per comunicare fra “mostri” è inutile.
La problematica del disagio sociale delle persone Transgender è conosciuta solo in un ambiente ristrettamente riservato. L’opinione pubblica è disinformata e disinteressata. Perciò, non è messa in condizione, a prescindere dalla buona volontà, di fornire un aiuto alle persone per superare questo disagio. La Società, non conoscendo la base della problematica, e non riuscendo a capire, non la accetta e ne ignora l’ esistenza. Forse ha paura di fare del male, allora tiene un comportamento passivo: “Esiste, ma facciamo finta che non vi sia alcun problema”. Tollerare vuol dire anche accettare. Ma gran parte delle persone, in questa moderna Società, tollerano senza accettare la “visibilità” di ciò che è definito diverso, forse perché l’umanità ancora non capisce perché la Natura è variegata.
Anche le persone che non riescono a capire la infinità di “porte aperte” e di “strade interminabili”, che si presentano nel corso della vita, si sentono “Mostri” e sono costrette a chiudersi, ognuna nel proprio “labirinto”. Solo la consapevolezza può aiutare a integrarsi e vivere una vita più serena.
È come se ognuno di noi potesse avere due vite in una sola esistenza: la prima sarebbe di prova e la seconda quella reale.
La salvezza del “mostro” sta tra le sue stesse vittime, che inconsapevolmente entrano nel suo “labirinto”. Solo la morte del suo disagio può liberarlo del suo essere “monstrum” e attraverso lo specchio conoscersi e accettarsi e percepire che nel mondo esiste una infinita mutazione naturale di forme, che si intrecciano nella vita come in un gioco di specchi. Come afferma lo stesso Asterione: “ Ah! Se solo il mio udito potesse distinguere tutti i rumori del mondo. Voglia il cielo che mi porti in un luogo con meno corridoi e meno porte ! Che aspetto avrà il mio salvatore? Forse sarà un toro con la testa di un uomo o di una donna? O forse sarà simile a me?”
Il racconto mitologico del “Minotauro” serve di spunto per informare e sensibilizzare attraverso l’arte e la cultura sulle problematiche delle persone con il disagio dell’identità de genere, sia a livello personale che sociale.
“Asterione, non è un mostro. Egli è il mostro che giace dentro ciascuno di noi”.
La struttura narrativa si sviluppa per strade inconsuete. Solo alla fine si intuisce che la casa di Asterione è il labirinto del Minotauro, come in un gioco di specchi… perché l’identità è sfumata: troppo comodo attribuire le colpe, individuare il colpevole. A chi appartiene la colpa? Non certo ad Asterione Mostro-Minotauro che, anzi, cerca la propria identità ed il fine della propria esistenza.
Quale altro è il problema dell’esistenza, dell’identità personale, se non questo?
Ognuno è “monstrum” per il fatto stesso di esser “singolo”, e ogni sforzo per comunicare fra “mostri” è inutile.
La problematica del disagio sociale delle persone Transgender è conosciuta solo in un ambiente ristrettamente riservato. L’opinione pubblica è disinformata e disinteressata. Perciò, non è messa in condizione, a prescindere dalla buona volontà, di fornire un aiuto alle persone per superare questo disagio. La Società, non conoscendo la base della problematica, e non riuscendo a capire, non la accetta e ne ignora l’ esistenza. Forse ha paura di fare del male, allora tiene un comportamento passivo: “Esiste, ma facciamo finta che non vi sia alcun problema”. Tollerare vuol dire anche accettare. Ma gran parte delle persone, in questa moderna Società, tollerano senza accettare la “visibilità” di ciò che è definito diverso, forse perché l’umanità ancora non capisce perché la Natura è variegata.
Anche le persone che non riescono a capire la infinità di “porte aperte” e di “strade interminabili”, che si presentano nel corso della vita, si sentono “Mostri” e sono costrette a chiudersi, ognuna nel proprio “labirinto”. Solo la consapevolezza può aiutare a integrarsi e vivere una vita più serena.
È come se ognuno di noi potesse avere due vite in una sola esistenza: la prima sarebbe di prova e la seconda quella reale.
La salvezza del “mostro” sta tra le sue stesse vittime, che inconsapevolmente entrano nel suo “labirinto”. Solo la morte del suo disagio può liberarlo del suo essere “monstrum” e attraverso lo specchio conoscersi e accettarsi e percepire che nel mondo esiste una infinita mutazione naturale di forme, che si intrecciano nella vita come in un gioco di specchi. Come afferma lo stesso Asterione: “ Ah! Se solo il mio udito potesse distinguere tutti i rumori del mondo. Voglia il cielo che mi porti in un luogo con meno corridoi e meno porte ! Che aspetto avrà il mio salvatore? Forse sarà un toro con la testa di un uomo o di una donna? O forse sarà simile a me?”






