III° CONGRESSO DELL’ASSOCIAZIONE RADICALE CERTI DIRITTI
III° CONGRESSO DELL’ASSOCIAZIONE RADICALE CERTI DIRITTI
SABATO 30 E DOMENICA 31 GENNAIO 2010.
Emarginazione, esclusione,discriminazione delle persone transessuali
Parlare di emarginazione, esclusione e discriminazione delle persone transessuali vuol dire raccontare tutta l’intera parabola di tante esistenze che si svolgono sotto i nostri occhi ogni giorno, fino alla morte, nel più completo abbandono da parte di tutti. Esistenze che sono completamente invisibili, negate, inaccettabili.
Al giorno d’oggi, la nostra società, che si definisce civile, non riesce nemmeno ad accettare che vi sia una diversità di genere e molteplici possibilità di amare e rapportarsi tra Esseri Umani.Il totale silenzio o la grave disinformazione su temi come questo della transessualità porta tanta confusione tra le persone, creando difficoltà nel capire la differenza tra orientamento sessuale ed identità di genere. Per la maggior parte delle persone siamo tutti FROCI o, per alcuni, meglio GAY. Per me va benissimo, però è importante che tutti i gay abbiano dalla società dignità e rispetto e soprattutto diritti.
E parlo dei diritti più elementari: camminare indisturbati per la strada, affittare una casa con il proprio denaro, essere assunti per un lavoro dopo aver superato un colloquio di selezione.
Nessuno si rende conto che persino queste cose elementari sono ancora delle conquiste da compiere nella nostra società che si definisce civile.
Per la strada, se tutto va bene, si viene magari insultati o messi in ridicolo.
Ma capita ogni settimana che ci siano aggressioni violente, e trans ammazzate.
Ad affittare una casa ci sono i proprietari delle case che, quando ci si incontra per firmare il contratto o magari prima, in occasione della visita della casa, ci vedono, o vedono i nostri documenti d’identità, e improvvisamente si ricordano che avevano promesso quella casa ad un’altra persona.
In molti casi, le famiglie delle persone trans vivono il disturbo dell’identità di genere di un figlio come una tremenda vergogna, e lo cacciano via.
Così si finisce sul marciapiede.
Dalle ricerche di alcune associazioni GLBT, vivono in Italia circa 5.800 trans MtoF: circa il 30% sono straniere e, delle straniere, il 60% si prostituiscono. Al contrario, tra le italiane, il 20% si prostituiscono. Nel mercato del sesso, le prestazioni delle sex workers trangenders sono sempre più richieste, però bisogna fare una osservazione: c’è chi lo fa per libera scelta e c’è chi è costretto a farlo. Possiamo dire che gran parte delle persone trans sono costrette a prostituirsi per trovare i soldi per sopravvivere, altre ancora non accettano questa situazione e combattono disperatamente per avere una vita lavorativa diversa.
Finire sul marciapiede vuol dire entrare in un vortice che quasi sempre ti travolge definitivamente.
Molte sex workers trangenders straniere affermano di fare quel lavoro per libera scelta, però sono costrette a prostituirsi per pagare debiti e le spese di vitto e alloggio a prezzi fuori della norma.
Le trans che vivono in queste situazioni sono sempre soggette a minacce e ricatti di ogni tipo e poi c’è tutto il mondo sommerso della prostituzione come clienti facoltosi, alcool, droga e forze dell’ordine. Le paure sono tante e la legge è del più forte. Il più forte è sempre lei, la criminalità organizzata, e allora chi ha paura di morire tace o dice bugie, creando un clima di omertà.
L’omertà è l’atteggiamento di ostinato silenzio, atto a non denunciare reati più o meno gravi di cui si viene direttamente, o indirettamente a conoscenza.
L’omertà può essere praticata anche da una comunità, come nel caso della comunità trans straniera.
Lo sfruttamento della prostituzione colpisce soprattutto le straniere e la legge Bossi-Fini sull’immigrazione e, più di recente, il pacchetto sicurezza, favoriscono lo sfruttatore e puniscono la vittima, che non può fare nulla, perché, se tenta di rivolgersi alle forze dell’ordine per sporgere denuncia, di fronte allo Stato confessa il proprio crimine di clandestinità.
Quando una persona trans irregolare subisce un reato, o una aggressione violenta, è costretta, in questo sistema di norme, a non sporgere denuncia e a non farsi medicare in ospedale, per paura di essere arrestata per clandestinità. Sappiamo che la stessa cosa vale per tutti gli stranieri irregolari, ma le persone trans sono più esposte a queste aggressioni, per la trans fobia e per quel vortice legato al mondo della prostituzione.
Quando si tratta di una trans straniera prostituta irregolare, oltre il reato di clandestina si vedrà irrogare una multa, perché sta in strada a prostituirsi e, in alcuni casi, le autorità contestano tanti altri reati, come ad esempio quello di pedofilia, per il fatto di avere avuto prestazioni sessuali con un minore.
E persino in carcere, il trattamento delle persone transessuali si presenta sempre come un problema da risolvere in termini di emarginazione.
Per quanto riguarda il carcere non sono assolutamente d’accordo ad una ripartizione o a carceri speciali per le trans. Per me, riparto o carcere speciale è sinonimo di emarginazione.
Le persone carcerate sono molto deboli e l’emarginazione porta le persone alla solitudine, alla depressione e infine alla disperazione.
L’Associazione Libellula, insieme al Circolo Mario Mieli, lavorano da anni in progetti all’interno del reparto trans del carcere di Rebbibia Nuovo Complesso e, in una ricerca che è stata fatta su 43 detenute trans, abbiamo chiesto: “Preferisce stare in un carcere maschile, femminile, misto o solo per le trans ?” Il 60% ha risposto che preferiva il carcere maschile; il 30% misto ed il 10% femminile: il 100% ha risposto che non voleva stare in un carcere solo per le trans.
Se guardiamo dall’altra parte, alle persone transessuali da Donna a Uomo, molti di essi non riescono nemmeno ad esteriorizzare ed affrontare il problema, per paura di non essere accettati e capiti.
Altri per fortuna riescono a vivere una vita normalissima, ma sono sempre introversi e preferiscono vivere nell’anonimato, nascondendo il proprio passato e negando la propria origine anagrafica.
È per questo che chiediamo allo Stato, alle associazioni, a tutti gli enti più educazione e cultura dei diritti alla gente, attraverso i mezzi di comunicazione di massa e tutte le agenzie di socializzazione, e nei confronti di tutte le generazioni, per perseguire davvero l’obiettivo di una società più evoluta.
Leila Daianis






