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Non chiamateli transessuali

ANSA - Mar 25 Apr. ROMA - Non chiamateli transessuali . Né tantomeno ermafroditi, che non e’ che una delle anomalie sessuali, peraltro tra le piu’ rare. In Italia sono circa 150 l’anno i bambini che ogni anno nascono senza sesso, né maschi né femmine, ma si tratta solo di una sottostima.

A dirlo e’ Giacinto Marrocco, dirigente dell’Unita’ Operativa pediatrica presso l’ospedale San Camillo di Roma, tra gli organizzatori del Convegno internazionale sulle anomalie della differenziazione sessuale, in corso a Roma. “E’ un dato verosimilmente sottostimato - spiega l’esperto del primo centro di riferimento in Italia per la vasta gamma di anomalie della differenziazione sessuale - e occorre definirne i limiti poiché esistono anche malformazioni non gravi ma neppure trascurabili, che possono creare gravi problemi psicologici”.
E’ il caso ad esempio dell’ipospadia, una malformazione del pene e dell’uretra che ha un’incidenza di un caso su 3 mila.
“In Italia sono pochi i centri specializzati - dice Marrocco - oltre a Roma, c’é anche Bologna e Milano, ma molti arrivano alla diagnosi anni dopo la nascita”. Succede, ad esempio, che a neonati geneticamente maschi venga attribuito il sesso femminile poiché presentano attributi gentitali apparentemente femminili. “Si tratta della sindrome di Morris, detta anche ’sindrome delle belle donne’ - racconta Marrocco - e ha un’incidenza di un caso su 25-60 mila. Sono individui con cromosomi XY, maschi, resistenti pero’ agli androgeni. In genere sono persone alte, con un bacino stretto, costrette ad assumere farmaci, ormoni femminilizzanti per tutta la vita”. “Un modello estetico androgino, tra l’altro oggi molto in voga - spiega Paola Grammatico, professoressa di Genetica Medica all’Universita’ La Sapienza - ci sono persino delle modelle con questa sindrome. Sono persone che non hanno l’utero ma i testicoli interni, che vengono tolti chirurgicamente. Ma le anomalie della differenziazione sessuale possono essere di entita’ estremamente variabile ed esistono sono appunto casi in cui davvero solo l’analisi genetica permette di attribuire il sesso scritto nei cromosomi”. Un limbo, quello del cosiddetto ‘terzo sesso’, in cui va valutato caso per caso, anche se a Roma si tentera’ di fornire un documento guida.
“Questi casi vengono studiati in modo approfondito solo da una trentina d’anni - dice Marrocco - ecco perché solo ora possiamo avere evidenze scientifiche e fornire delle linee guida”. La decisione da prendere nei casi molto ambigui e’ spesso tormentata, prima di tutto per i familiari, ma anche per l’equipe composta da chirurgi, genetisti, endocrinologi e psicologi.
“Esiste anche un vuoto legislativo - dice Rossana Cecchi, professore di Medicina Legale alla Sapienza - la legge impone di attribuire un sesso alla nascita, ma se poi si scopre che il sesso attribuito e’ quello sbagliato? Non c’é chiarezza e genitori e medici, se vogliono intervenire con la chirurgia, devono avere il consenso da un tribunale. Il grande dilemma che si pone e’ qui quello del consenso dei minori”.
(ANSA)



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