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OLÁ MEDEA!

 

 

 

 

18 ottobre 2008-h.21,00

Teatro Vittoria

OLÁ MEDEA!

Ipotesi di trasformazione e adattamento scenico alla vita
da Euripide
diretto da Gianluca Bottoni

con Leila Daianis, Carol Tébar, Michele A. Arcaroli

fonico
Stefano Gentile
trucco Ludmylla Pimentel

foto di scena Tommaso Le Pera

organizzazione generale Pamela Di Lodovico
assistente alla produzione per Torino Ilaria Di Meo

songs by Ney Matogrosso, Maysa, Luis Gonzaga, Miriam Makeba, Vinicius De Moraes, Leo Ferrè, Patty Pravo, Dalida
produzione G.B. Studio con il patrocinio del Consolato Generale del Brasile a Roma e della Città di Torino, in collaborazione con il Servizio LGBT della Città di Torino e il Circolo LGBT Maurice.

TEATRO VITTORIA-Via Gramsci, 4 - Torino

Ingresso € 12,00( prevendite presso “BibeRon” v.S.Pellico 2f-dalle ore 18,00 alle ore 02,00)

Infotel. 011/5211116- www.mauriceglbt.org

DOPO LO SPETTACOLO GLI ORGANIZZATORI E LA COMPAGNIA SARANNO LIETI DI INCONTRARE IL PUBBLICO PRESSO IL ” CIRCOLO MAURICE”, IN VIA DELLA BASILICA 3/5, PER UN DOPO TEATRO CONVIVIALE

IL 21OTTOBRE ALLE ORE 15,00 PRESSO IL” CIRCOLO DEI LETTORI” SI SVOLGERA’ UN INCONTRO PER DISCUTERE DELLO SPETTACOLO CON LA COMPAGNIA, APERTO A PUBBLICO E ADDETTI AI LAVORI

A questa gente, ho insegnato a parlare (..)
a pensare, vedere, comprendere,
buttare per aria, amare, escogitare,
sospettare del male, considerare tutto (..)
perché portavo sulla scena le cose solite,
quelle che ci capitano, in mezzo a cui viviamo”.
(Euripide che parla nelle Rane di Aristofane)

Olà ! La nostra Medea, interpretata da Leila Daianis, neo “donna”, piena di vita vissuta e da vivere: venuta dal nordest del mondo, in un gioco di affettività familiari mancate, su questo palcoscenico, forte e pronta ad adattarsi alla sorte, a cambiare rotta, a rifare la valigia  per continuare a contestualizzarsi e ad allevare, orgogliosa di raccontarsi e destra a quelle magherie che solo la sofferenza, il distacco, l’esilio, la differenza, la mescolanza, allenano nella vita di tutti i giorni le donne di tutti i tipi… gli esseri umani di tutti i tipi… tutti i tipi di Medea.
Medea è la vita: rifiuta la violenza, proprio perché legata ai valori “femminili” della maternità, ai valori della terra e sta oltre una linea, una rete, che la divide dalla società per la sua “estranezzità”… La “società”, non conoscendo la base delle problematicità più delicate e non volendo capire oltre quella rete, non le accetta se non in privato e ne ignora l’esistenza.Oppure tollera facendo finta di niente.
Gran parte delle persone tollerano senza accettare la “visibilità” di ciò che è definito diverso: coi  pregiudizi in testa non si capisce perché la Natura è variegata, parla tante lingue e ha tanti colori. Come se ci fosse da capire qualcosa… Olà, la vida!

IL BASILICO E L’ALTALENA: NOTE PER UNA MEDEA TRANSESSUALE
La diversità è la base del teatro. Oggi è vissuta come una inquietante condizione che non deve farci dimenticare che essa è ciò su cui il teatro ha sempre lavorato. Chi fa del teatro la propria vita deve saper lavorare sulla propria diversità. La deve esplorare, tesserla, trasformandola da divisoria che sembra, in un ricamo prezioso, attraverso il quale gli altri possono guardare, e ciascuno possa scoprire le proprie visioni. (…)
Spesso ripenso a questo postulato di qualche anno fa, letto nei libri di formazione al “mestiere”e che sento molto vicino, per fermarmi su quel verbo, “tessere”… ecco. Sento raccontare Leila, l’attrice transessuale con cui voglio fare Medea, che mi parla del suo paese del Brasile, di quel nordest dove tutto è intessuto: le amache, le reti dei pescatori,  i copritavolo, le filastrocche cantate, tutto è “forrò”, come quel ballo che la nostra Medea improvvisa  con fare apotropaico… lì il mondo è fatto di regole semplici, terrene, basiche e magiche al tempo stesso… poi inizia il viaggio, dovuto alla siccità e si arriva nel nostro mondo liquido, moderno, fatto di tante strade… Una problematica che si riscontra anche in altri miti arcaici…

“Lo straniero bisogna che s’adegui alla città che lo ospita…
ma non sta negli occhi la giustizia
se uno detesta prima di conoscerlo a fondo
un altro ,per averlo visto,
senza aver subito nessun torto…”
(Medea-Euripide)

Leila mi ha confidato che si è sentita due volte straniera, nel proprio corpo prima e nel nostro mondo poi, da esule. Ecco allora la naturalezza di poter/dover fare una… Medea.
Medea che nella tradizione ha un epiteto “Alétis”, l’errante.
Ma  questo epiteto è anche il nome di una canzone che, in un rito agreste ad Atene, giovani ragazze cantavano oscillando sopra delle altalene che venivano attaccate ai rami degli alberi, e quel movimento era avvertito come una sorta di azione magica, capace di influenzare la fertilità della terra… Leila non riesce a “concepire” (altro verbo chiave del nostro spettacolo) come può una donna uccidere i suo propri figli… Medea oltre questa voglia arcaica di maternità aveva anche doti molti maschili derivate da quel verbo “menomai” che sta nel suo nome, “invento”, “escogito”,  e che insieme alla “metis”, l’arte femminile dell’inganno per sopravvivenza, diventa quella che nel nostro adattamento chiamiamo “mia idea”… Leila non potendo partorire biologicamente i figli non ucciderebbe mai quelli che può in qualche modo avere. Leila, tradita, si vendica di una ragazza più giovane, ma cerca soluzioni, costruisce la vita, non la sottrae…
Sta tutta qua - e non è poco per noi -la nostra Medea transessuale, neo donna… E come tutte le creature sensibili, infelice, ferita… ma una donna ha mille risorse, una donna è veramente artefice sapiente per affrontare la vita… e così nel nostro lavoro, durante le prove ha preso “corpo” questo personaggio “diverso/normale” con tutta la sua voglia di ricominciare ogni giorno, uscita dall’epos  per trasferirsi nella commedia quotidiana, coi figli cinici e alienati che hanno fatto l’abitudine alle nefandezze e un Egeo macchietta che non può avere figli se non in provetta… gli eroi sono lontani… Qui i simboli sono quelli della vita concreta, legati alla fedeltà/infedeltà, alla natura, alla terra: un vasetto accogliente, la preparazione delle erbe, le magherìe,  i dadi che spesso sono associati nella cultura epigrammatica a contesti erotici e che qui diventano “buzios”, conchiglie magiche. La salvezza sta nel conoscersi e accettarsi e percepire che nel mondo esiste una infinita mutazione naturale di forme, che si intrecciano nella vita come in una tessitura di una chioma, di  una tovaglia, o di un’amaca.

Gianluca Bottoni

 

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